Progetto PRIN – SCIL: Social Cohesion and International Law
Il database raccoglie documenti utilizzati per le attività di ricerca nel quadro del Progetto PRIN – SCIL che ha coinvolto quattro unità di ricerca afferenti a quattro diversi Atenei:
- UnitelmaSapienza – Università degli Studi di Roma
- Università di Catania
- Università di Padova
- Sapienza Università di Roma
I documenti del database riguardano i seguenti temi:
1. UnitelmaSapienza – Università degli Studi di Roma
La ricerca ha riguardato i debt-for-nature swaps per cui sono caricate diverse voci di dottrina e altri documenti come policy papers e position papers che analizzano le funzioni e la struttura di queste transazioni, nonché l'evoluzione del mandato delle banche multilaterali di sviluppo e in particolare della banca mondiale
- per quanto attiene ai filoni di ricerca dell'unità di Unitelma, sono caricate diverse voci di dottrina e giurisprudenza concernenti:
- le condizionalità in materia ambientale
- le problematiche concernenti l'accesso alla giustizia in materia ambientale, in particolare per quanto attiene alla CEDU, al Comitato dei Diritti Umani e al Comitato dei Diritti del Fanciullo, nonché la CGUE.
2. Università di Catania:
L’attività di ricerca si è concentrata sulla ricostruzione del modello normativo di contrasto alla povertà nel diritto internazionale dei diritti umani. Muovendo da una concezione della povertà come privazione multidimensionale di capacità (capability deprivation) e ostacolo alla coesione sociale, la ricerca ha indagato l’esistenza e la portata degli obblighi giuridici in capo agli Stati.
L’analisi ha esaminato l’architettura degli obblighi statali (rispettare, proteggere, adempiere) e i principi guida (non discriminazione, uguaglianza sostanziale, minimum core obligations) nel sistema delle Nazioni Unite. Nello specifico, è stata studiata la prassi interpretativa e decisionale degli organi di monitoraggio dei trattati (UN Treaty Bodies), verificando come questi abbiano trasformato le istanze di giustizia sociale in diritti esigibili. Tale indagine sul sistema universale è stata posta in dialogo con i sistemi regionali di protezione dei diritti (Consiglio d’Europa, Sistema Interamericano e Africano) per evidenziare convergenze e specificità nella tutela dei gruppi vulnerabili.
I materiali caricati nel database raccolgono la prassi rilevante degli organi onusiani, includendo decisioni su comunicazioni individuali e osservazioni generali che definiscono gli standard internazionali in materia di povertà e inclusione sociale.
3. Università di Padova
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4. Sapienza Università di Roma
Il tema della ricerca svolta ha riguardato la raccolta e la sistemazione della prassi rilevante sul debito sovrano sotto tre forme possibili: debito odioso, debito del Global South e debito nel quadro dell’Unione europea.
Per quanto riguarda il tema del debito odioso come debito pubblico di uno Stato che a certe condizioni può non essere onorato da parte dello Stato successore, raccoglie documenti sulle diverse forme che esso può assumere: debito di guerra (prassi dalla fine del Settecento è invalsa la consuetudine rintracciabile nei trattati di pace per cui lo Stato vincitore di un conflitto armato non si fa carico dei debiti di guerra dello Stato sconfitto); concetto di debito odioso come sviluppato dalla dottrina sovietica, che lo ha applicato al caso del debito del regime zarista una volta deposto questo regime a seguito della Rivoluzione russa del 1917; debito odioso derivante dall’occupazione coloniale (casi di Stati che hanno rifiutato di farsi carico del debito accumulato dalla potenza coloniale precedente, percepito come odioso in quanto lesivo del principio all’autodeterminazione dei popoli); debito odioso derivante da una situazione illecita di occupazione di un territorio e debito odioso perché acceso da un regime corrotto o che si è reso responsabile di gravi violazioni dei diritti umani.
Per quanto riguarda il debito del Global South, sono raccolti materiali che specificano il concetto di Global South nonché la prassi di quegli Stati che a causa di gravissime difficoltà economiche interne o hanno invocato lo stato di necessità quale scusante per non onorare il debito (per es. caso dell’Argentina) oppure hanno richiesto varie forme di sostegno ricorrendo a meccanismi elaborati nel contesto di organizzazioni internazionali a respiro universale, come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e altri forum interstatali come il Club de Paris. In seno a tali contesti sono stati infatti sviluppati piani più o meno articolati per la rimodulazione del debito degli Stati più poveri; in qualche caso arrivando addirittura alla cancellazione di una parte consistente della somma dovuta. La concessione di queste possibilità è sempre legata all’adozione, da parte dello Stato debitore, di programmi di riforma interna che nel coso del tempo si sono fatti sempre più puntuali e capillari nel senso di richiedere allo Stato l’adozione di norme a garanzia di alcuni diritti umani fondamentali. Data la interconnessione sempre più stretta fra pace, stabilità economica e rispetto dei diritti umani, messa in evidenza soprattutto grazie all’attività del Segretario generale delle Nazioni Unite sono raccolti alcuni strumenti messi a punto da quest’ultimo organo (come i cd. Sustainable Development Goals) efficaci nell’alleviare la situazione di povertà in cui versa il Global South.
Per quanto riguarda le norme dell’Unione europea in materia di debito pubblico degli Stati membri sono raccolti materiali che illustrano il meccanismo di cui all’art. 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea come legato al Protocollo n. 12 e al cd. Patto di stabilità e crescita nonché la prassi applicativa di queste norme, tenendo presente che le procedure avviate rimangono tendenzialmente riservate almeno in una prima fase (non solo la Grecia, il caso più noto ed eclatante, ma tutti gli Stati membri sono stati interessati almeno una volta, in modo più o meno intenso, da una procedura del genere). Sono raccolti i documenti rilevanti per ciascuno Stato membro e in particolare quelli che rivelano procedure appena aperte, che fra l’altro riguardano anche l’Italia. La crisi pandemica da COVID-19 quale fattore che ha scatenato per tutti gli Stati membri, anche quelli dall’economia più stabile, un innalzamento dei valori di deficit e debito, ha inoltre indotto gli organi comunitari a adottare norme più flessibili sulla gestione del debito e di questi più recenti sviluppi sono raccolti i documenti disponibili al momento della chiusura della ricerca (ottobre 2025).